venerdì 19 dicembre 2008

Maserati Biturbo...30 anni portati divinamente...


La seconda crisi petrolifera del 1979 segnò un' epoca, a pochi anni di distanza da quel lontano 1972 in cui l'Opec quadruplicò per la prima volta il prezzo del petrolio, il mondo, compresi USA e Urss le maggiori potenze ecomoniche , dovette piegarsi alla dipendenza da questo prezioso oro nero.

L'Italia che vedeva sempre di più attenuare il suo Pil dopo il famoso boom della golden age che dal secondo dopoguerra massimizzò poduzione e consumi come mai prima era accaduto nel bel paese, fu coinvolta nella crisi in più settori, soprattutto quello automobilistico, fiore all'occhiello nell'economia nostrana.

La scossone fu molto forte, ridimensionare la produzione era un must, case madri come Ferrari, e Maserati che in anni precendenti puntavano sulle alte cilindrate dei famosi 12 cilindri delle note Daytona e Merak iniziarono a ridurle considerevolemente, la merak adotto un 2.0, cosi come la nuova berlinetta del Drake la 208 nota ai più per il telefilm Magnum P.I.

Ma la crisi era stagnante, la clientela affezionata di questi prestigiosi marchi storceva il naso di fronte a un simile ridimensionamento, Maserati, all'epoca sotto l'influenza di Alejandro De Tomaso ebbe l'idea risolutiva, acquisire una nuova quota di mercato, fidelizzando una nuova clientela fino ad ora impossibilitata per mezzi economici ad accostarsi al marchio del tridente.

L'idea aveva un nome che richiamava il suo propulsore, Biturbo, una coupe dalle linee innovative con un prezzo di partenza di appena 22 milioni di lire, doveva essere l'auto che avrebbe salvato il marchio italiano, prevedento una produzione di almeno 5000 unità annuali, utopiche per altro, infatti dopo un avvio esaltante la vettuta risultò problematica, a causa di una fase di sviluppo affrettata, voluta dallo stesso De Tomaso, impaziente di lanciare il modello in produzione.

Le modifiche fecero lievitare il prezzo oltre i 26 milioni di vecchie lire, il motore era di 1996 cc

con una potenza di 182cv, il sei cilindri a V dotato di 2 turbocompressori assicurava prestazioni ancora oggi esaltanti, bloccando sui 6.5 sec il cronometro per raggiungere i 100 km/h da fermo,

i puristi sono ancora scettici di fronte a questo modello, reo di essere Maserati al 100% solo nel motore e nelle sospensioni, il resto della vettura infatti veniva assemblato negli stabilimenti Innocenti, il concetto di joint Venture all'epoca non era concepito come massimizzazione di risorse e risultati.

Nonostante ciò senza tema di smentita si può affermare che se da quella terribile crisi energetica del 79 hanno visto la luce negli stabilimenti Maserati, oggetti preziosi quali Ghibli, 3200 gt ed mc12 in parte lo devono a questa Coupè che tanto fece parlare di se nel bene e nel male e grazie ai suoi numeri salvo la allora casa di Alejandro De Tomaso da un sicuro fallimento.

Questo articolo evocherà in alcuni ricordi dimenticati da quasi 30 anni ma torna oggi più che mai attuale, e molte saranno le problematiche che il settore automobilistico dovrà affrontare, colossi come general motors sono borderline, fiat ferma i suoi impianti per ovviare alla sovrapproduzione, ma in una economia globalizzata come la nostra dove la maggior potenza modiale è costretta a ricorrere alla FED per ridurre i tassi di interesse al minimo storico, sempre sotto scacco dell'OPEC che minaccia di ridurre la produzione di petrolio, ci accorgiamo che gli attori chiave sono sempre gli stessi, ora ci aspettiamo una mossa dalle case automobilistiche, magari una nuova Maserati Biturbo che migliori le sorti del guppo Fiat.

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